il (b)log da bere tutto in un sorso

Wall-e

26 Ott 2008 film 4 commenti

Non credevo che un film potesse divertirmi tanto, commuovermi, e persino pormi domande sulla mia vita.


Wall•E : What’s out there? by ….Tim

E la Pixar ci è riuscita con una storia di due “robottini”, in cui i primi 40 minuti sono praticamente muti. Sinceramente, non credo che ai bambini sia piaciuto tanto è intelligente questo film. Stupenda la scena in cui il capitano della nave riconquista la sua umanità, stupendo lo sguardo di Wall-e che attende un “segno” dal cielo. E ora, questo è il nuovo sfondo del mio desktop.

Non aggiungerei veramente altro. Ah già, ai fan della Mela morsicata piacerà ancora di più ;)

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Kung Fu Panda

In Kung Fu Panda la Dreamworks ha tolto un po’ di risate per metterci un po’ di storia e una morale non banale. Insomma, il tentativo era quello di fare un salto di qualità, un primo film “serio”. Tentativo riuscito a pieno. Non più una comicità stupida come quella di Madasgar. Lo sforzo della Dreamworks si apprezza non solo nello spessore caratteriale (ed espressivo) di alcuni personaggi, ma anche negli ambienti molto curati e studiati. Ma… C’è un ma. Il film non è nemmeno lontanamente paragonabile ad un capolavoro come Ratatouille della Pixar. Si perché la storia è ancora parecchio prevedibile, qualcosa puzza un po’ troppo di Disney. Questo non toglie che è un film assolutamente da guardare, vi innamorerete di Po e della sua storia, di quel povero Panda destinato a fare spaghetti per tutta la vita. Memorabile il dialogo fra i due maestri di Kung Fu sotto il Pesco. Un plauso alla Dreamworks, ma hanno ancora molto da lavorare.

Unica pecca: doppiaggio terrificante, Fabio Volo non è all’altezza di Jack Black, mentre il doppiatore del cattivone di turno (non voglio sapere chi è) è ridicolo.

Ah! Non dimenticatevi di aspettare la fine dei titoli di coda, anche se la scena dura pochi secondi.

[Off-Topic] Roba da smanettoni? [/Off-Topic]

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Indiana JonesIn Indiana Jones e il Teschio di Cristallo c’è proprio tutto del mitico Indiana Jones. Ci sono le battute e i cazzotti, le situazioni impossibili1, i cattivoni comunisti, c’è Harrison Ford e persino Karen Allen (Marion Ravenwood). C’è anche l’atmosfera, in quanto Steven Spielberg ha voluto rendere molte scene come se fosse un film anni 80. Già questa decisione la trovo discutibile visto che siamo nel 2008, ma il vero problema è un altro. Il problema è la sceneggiatura, la trama che rasenta il ridicolo. Per non parlare del finale che fa storcere la bocca.

Insomma, dalla mente di George Lucas mi aspettavo qualcosa di molto meglio, forse perché avevo grandi aspettative per Indiana Jones 4. Eppure di tutti i miei amici che l’hanno visto ieri sera (eravamo una ventina) non è piaciuto a nessuno.

Peccato, sono davvero deluso.

Crediti immagine: LEGO Indiana Jones (photo) by Dunechaser

[1]Alcune scene ricordano più Mission Impossible o The Bourne Identity Torna su

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Alvin t-shirtNon so so come mi sia fatto convincere ad andare al cinema a vedere Alvin Superstar… Forse quella maglietta rossa con l’A gialla ha fatto leva sul bambino che c’è in me. Quel bambino che ha amato le tre simpatiche pesti del cartone…

Veniamo al film. Divertente, si. Simpatico, si. Un po’ come quando chiedi ad un amico “Come è quella ragazza?”, e lui ti risponde “Simpatica” per non dirti “Una vera cozza!”. Tutto il film è disseminato di sketch veramente divertenti: nel cinema un boato di risate. Però i pregi sono finiti qui. Mettiamo insieme una storia talmente prevedibile che annoierebbe anche un bambino di 4 anni con degli attori di pessima fattura (molto meglio i tre Chipmunks virtuali, se non fosse per le loro voci acute insopportabili) e facciamo un bel flop!

Conclusione dei fatti? Risparmiate 7 euro (e forse anche di più) e andate al cinema a vedervi qualcos’altro… Oppure godetevi una bella birra con gli amici! ;-)
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VegaEleanor Arroway (interpretata da Jodie Foster) è una scienziata che lavora al progetto SETI. Ellie è quel tipo di scienziato che crede solo in ciò che è dimostrabile, ma ben presto questa sua convinzione verrà messa a dura prova.
Finalmente, un giorno, riesce a captare un segnale che arriva dalla stella Vega. Si tratta di un messaggio alieno che contiene le istruzioni per costruire uno strano macchinario in grado di far viaggiare il passeggero attraverso dei wormhole. Chi partirà per primo per lo spazio profondo? Sarà pericoloso?

Cosa c’è di buono

Il giudizio interessante che da il regista si può riassumere tutto in due dialoghi. Il primo è fra Ellie e Padre Joss (interpretato da Matthew McConaughey).

Joss: Amavi tuo padre, vero?
Ellie: Certo.
Joss: Dimostramelo.

Ovviamente, Ellie non sa che rispondere a questa domanda. Per lei è sempre stato vero solo ciò che è dimostrabile empiricamente, ma ugualmente è vero che amava suo padre.

E’ solo dopo che è stata nello spazio che Ellie cambia. Non può dimostrare di esserci stata (perché mentre per lei il viaggio è durato 18 ore, sulla terra sono passati appena 18 secondi) eppure è la verità. Ma gli altri non le credono, anche loro pensano “se non lo può dimostrare, non è vero”: Ellie viene portata in tribunale davanti a tutto il mondo.

Ellie: Io ho avuto un esperienza… Non posso dimostrarlo, non posso nemmeno spiegarvelo. Ma tutto ciò che so come essere umano, tutto ciò che io sono mi dice che è vero!

Dunque la domanda è: si può sempre utilizzare il metodo empirico-matematico nella vita oppure ci sono degli ambiti (come negli affetti) della vita di un uomo dove la ragione richiede un diverso uso? Provate a rispondere a questa domanda.

Cosa non c’è di buono

Diciamo che a parte il giudizio che emerge, il film in generale non mi è piaciuto molto. Molti attori mi sembrano fuori luogo e la colonna sonora sembra assente (tranne nei momenti di tensione). Io vi consiglio comunque di noleggiare il DVD e porvi la domanda di cui sopra.

Saluti

Nella prima parte del post ho inserito un po’ di link di argomentazioni scientifiche: se vi affascina l’universo leggeteli! Vi lascio con i soliti link riguardanti il film:

[UPDATE]Argh! Dimenticavo: mercoledì 5 dicembre ci sarà la terza e ultima proiezione del cineforum di questo anno. Il film è Will Hunting - Genio ribelle, stesso luogo e stessa ora.

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Ieri sera la prima proiezione del cineforum Coming Soon, cineforum che con dei miei amici teniamo in facoltà. Abbiamo proposto Vajont e l’abbiamo introdotto con una domanda: “Cosa può dire un fatto di 40 anni fa, seppur così drammatico, ora, a noi?”. La risposta a questa domanda coincide con il perché abbiamo scelto questo film che è stato massacrato - a mio avviso in modo errato - dalla critica. Il motivo si divide in 3 passi prinicipali.

Diga del Vajont
Diga del Vajont by degia

1# La realtà non è un pensiero

Ad un certo punto l’ingegnere capo Carlo Semenza (interpretato da Michel Serrault) interpella suo figlio Edoardo, geologo, per un ispezione dei fianchi della valle. Ecco uno stralcio dell’esposizione dei dati raccolti da Edoardo:

Edoardo: [...] se la base fosse inclinata, il monte Toc cederebbe sicuramente.
Alberico Biadene (un altro ingengnere responsabile della diga): Quindi, lei mi sta dicendo che non è certo che la base sia inclinata. E se fosse concava? Non succederebbe nulla, vero?
Edoardo: Beh… no, in quel caso no.
Alberico Biadene: Ecco! Visto?

Visto cosa??? E’ come dire che il pensare che il sole non tramonti faccia sì che il sole scompaia quel giorno (scusate lo scioglilingua)… La reltà è una e non cambia per un pensiero, giusto o sbagliato che sia.

2# La realtà va guardata

La giornalista Tina Merlin (interpretata da Laura Morante) tenta, inutilmente, di denunciare il “lavoro sporco” della S.A.D.E. (l’azienda che ha costruito la diga).

Il marito: Tina, ma se 100 persone la pensano in un modo, e tu sola in un altro, non credi che sia tu in errore?
Tina: Ma io sto parlando di una cosa che ogni persona dotata di buon senso può vedere!

La realtà comunica con dei segni, spesso evidenti (come un monte che cede), altre volte in modi sottili e delicati. Comunque sia, se non si è disposti a guardarli, tutto passa invano.

3# Affrontare la realtà implica una responsabilità

A pochi giorni dal disastro, l’ingegner Alberico Biadene è terrorizzato, ma va avanti senza alcun motivo apparente. L’unico tentativo che compie per evitare il disatro (forse, solo per non far chiudere la diga) è quello di abbassare il livello del lago artificiale al di sotto di una soglia “di sicurezza”.

Un geologo: [...] da quando stiamo abbassando il livello del lago, la frana si sta muovendo sempre più velocemente. Insomma, potrebbe crollare all’improvviso anche ora, domani o fra un mese.
Alberico Biadene: [...] sempre “se”! Non mi date mai una certezza. Lei si prenderebbe la responsabilità di far evaquare cinquemila persone, privarle delle loro case a tempo indeterminato, per un forse?
Il geologo: No, io no, signore.

Evidentemente, il gelogo era certo che il fianco della montagna avrebbe ceduto da un momento all’altro, ma non ha avuto il coraggio di portare avanti la sua certezza.

E quindi?

Dunque, abbiamo scelto questo film perché da un chiaro giudizio sul realismo, problema di ogni uomo, così ora come il 9 ottobre 1963, giorno del disatro del Vajont.

Cosa mi è piaciuto del film

A parte il giudizio che emerge, ci sono altre cose che mi piacciono di Vajont:

  • Lasciano perdere gli effetti speciali, che lasciano molto a desiderare, il film è tecnicamente ben fatto. Un occhio esperto può notare una fotografia notevole, sopratutto in 3-4 scene (il dialogo fra Daniel Auteuil e Leo Gullotta in chiesa ha un’inquadratura da urlo).
  • Bellissima la scelta dei colori nella scena finale, a disastro avvenuto, quando Olmo Montaner torna in valle per vedere cosa è rimasto della sua casa e di sua moglie. Non si tratta di un bianco e nero, ma di una bicromia. E’ stato scelto un leggerissimo marrone, che si vede appena, ma esalta il fango che predomina la scena (questo tipo di bicromia è tipico del foto reportage).
  • Leo Gullotta è un ottimo attore (soprattuto a teatro) e in questo film la sua interpretazione è da oscar!

Cosa non mi è piaciuto

  • Quando Olmo Montaner e Ancilla si fidanzano, di sottofondo c’è una canzone ridicola. Degno di un film di serie D.
  • Il sottotitolo “La diga del disonore” non c’entra un ca**o con il film.
  • Forse troppo lungo.

Chiudo consigliandone la visione e, per chi non conoscesse i fatti reali su cui si basa il film, di farsi un po’ di cultura.

Se siete di Firenze, mercoledì prossimo (29 novembre) proiettiamo Contact, ore 20:45 al Polo Biomedico e Tecnologico, Viale Morgagni 40/44.

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Die Hard or Simpsons? Scusate il tono del titolo, ma quando ci vuole ci vuole! Sono andato al cinema per il gusto di vedere un film tutto adrenalina: sono stato soddisfatto, ma alcune scene sono talmente assurde che sfociano nel ridicolo. Dopo l’ennesima volta che Bruce Willis (alias John McClane) sopravvive miracolosamente il film perde di credibilità, in sala il pubblico incomincia a ridere stizzito. Per farvi capire meglio di cosa sto parlando vi cito due scene:

  1. John McClane porta una macchina della polizia a velocità altissima, si butta dall’auto, la quale va a colpire un casello e - a causa dello scontro - si innalza in aria colpendo l’elicottero da dove sparano i cattivi. John si alza un po’ sanguinate, ma cammina tranquillo.
  2. Inseguimento in autostrada fra un grosso camion e un F35 dell’aeronautica militare statunitense. No comment.

Ma il premio vaccata definitiva non va a John, ma a Justin Long (alias Matt Farrel), l’altro protagonista del film: un hacker. Ecco la càzzola (vado a memoria):

Matt: Dammi il palmare.

John: Cosa te ne fai? La copertura satellitare è stata interrotta.

Matt: Esistono vecchi satelliti a diverse quote. Gli hacker li usano sempre. Devo solo riprogrammarlo perché funzioni con quelli.

E dopo aver premuto 3-4 tasi il palmare (con marchio ben in vista) torna ad avere campo come se nulla fosse, mentre il centro sicurezza nazionale del FBI è offline.

Peccato, perché nel fim ci sono un paio di scene veramente memorabili, che varrebbe la pena vedere al cinema. Se fossi in voi, risparmierei i 7 € e aspetterei una serata di svago per noleggiare il dvd.

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Foto by dogseat

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RatatouilleGuardando Ratatouille (il nome deriva da un piatto tradizionale provenzale) mi è venuto spontaneo confrontarlo con i film firmati Dreamwork. Sicuramente questi ultimi hanno un grande pregio: fanno ridere quasi ininterrottamente! Il punto è che si fermano qua. Invece, i film della Pixar hanno qualcosa in più (Moster & Co., Nemo, Gli Incredibili, solo Cars è stato un flop). In particolare Ratatouille ha un bella storia, personaggi ben caratterizzati, grafica eccezionale, regia degna di un film con veri attori (e fa tanto ridere): insomma, è un capolavoro. A mio avviso, il capolavoro della Pixar! Le statistiche parlano chiaro: Ratatouille sta sbancando i botteghini, in Italia è il film più visto, e ha venduto più di 4 milioni di biglietti, quattro volte il numero di biglietti del film secondo classificato. C’è poco altro da aggiungere: andatelo a vedere, è un film per tutti i gusti, per le famiglie, i ragazzi, i nonni, tutti! Una nota finale: ci sono 2 mini-storie prima del film: la prima è strana e mi è sfuggito il senso, la seconda è incredibilmente divertente.

Come al solito vi lascio con qualche link:

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Crediti immagine: Ratatouille: Remy being cool by Fernando Galeano.

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Questo blog nasce dalla mia passione per l'informatica, nonché la mia materia di studio. Troverete anche articoli riguardanti altri argomenti: cinema (con alcuni miei amici teniamo un cineforum), fotografia, fatti universitari...
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