il (b)log da bere tutto in un sorso

La nazionale Azzurra si salva dal biscotto battendo i Francesi per 2 gol a 0, mentre l’Olanda piazza lo stesso risultato ad un opaca Romania. Migliore in campo un De Rossi onnipresente in tutti i reparti, accompagnato da un illuminante Cassano. Un po’ meglio anche Toni: torna in difesa, si porta dietro anche 3 o 4 difensori avversari, si propone di più. Peccato che continui a sbagliare dei gol in maniera ridicola. Buffon, invece, si conferma degno erede di Spider Man.

Le uova nel paniere

Ora che l’euforia per la partita sta sciamando (battere i Francesi da sempre una grande soddisfazione) mi rendo conto che la partita l’abbiamo vinta si, ma bisogna notare un paio di cose:

  1. I primi 20 minuti abbiamo fatto schifo. Il che è giustificabile anche da un certo nervosismo dovuto al fatto che ci si giocava il tutto per tutto;
  2. la Francia, all’8o minuto, ha perso uno dei suoi migliori giocatori: Ribery;
  3. per quasi tutta la durata della partita siamo stati in superiorità numerica;
  4. abbiamo fatto il primo gol su rigore e il secondo, ammettiamolo, a culo!

Non per rompere le uova nel paniere ma… Avremo di nuovo così tanta fortuna anche domenica, contro la Spagna?

Firefox 3, record e le solite critiche

A pochi minuti dalla fine del Download Day i download di Firefox 3 si attestano a 8.271.687 (si, 8 milioni e rotti), ben oltre le cifre aspettate. Peccato che in un occasione come questa ci siano state le solite critiche - perché noi Italiani siamo sempre pronti a lamentarci.

Non cito le fonti per evitare di litigare.

Io scarico Firefox 3 solo dopo che è finito il Download Day. Questa storia è una campagna pubblicitaria bella e buona

Certo che lo è. E quindi? Voglio dire, Firefox lo paghi? No. Lo avresti scaricato comunque? Si. Stimi il lavoro della Mozilla riguardo a Firefox 3? Pure. E allora che cazzo ti costa scaricarlo e smetterla di rompere le balle per ogni cosa? IHMO gente, era un occasione per divertirsi un po’!

Questa storia del Downlad Day è una tamarrata.

Vedi su. Non è un obbligo montare una guerra per ogni iniziativa che gira nel web.

E poi, perché togliersi la “soddisfazione” di ricevere il certificato di partecipazione? Graficamente è molto valido ;)

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Nell’ambito dello sviluppo di sistemi software mi è sembrato molto interessante il modello denominato eXtreme Programming (XP), un modello di sviluppo agile molto meno rigido rispetto ad altri metodi si sviluppo. Le parole chiave di questo questo approccio sono: semplicità, comunicazione e semplicità. In realtà, la prima volta che ho sentito parlare di eXtreme Programming mi sono immaginato a programmare con il portatile legato alla cintura mentre scalavo una parete…

Per capire di cosa stiamo parlando, vi elenco in breve alcune delle pratiche che caratterizzano XP.

XP pratices

  • Planning game: è la pratica che trasforma la classica analisi dei requisiti in un “gioco”. Si basa sulle user stories, descrizioni in linguaggio naturale di ciò che l’utente vuole che il software faccia.
    • Ad ogni user story gli utenti stessi assegnano una priorità, mentre gli sviluppatori un costo.
    • Ovviamente si tratta di una pianificazione informale
  • Small release: si sviluppa i vari moduli del sistema software in modo incrementale, ad ogni ciclo si fanno piccole release.
  • Whole team: tutto il team partecipa a ciascun aspetto dello sviluppo software in qualche modo.
  • Collettive ownership: deriva dalla pratica precedente; la proprietà intellettuale del codice appartiene a tutto il gruppo.
  • Metaphore: per descrivere una funzionalità del sistema software nel gruppo si usa una metafora. Ad esempio, per descrivere un gruppo di agenti software in azione “lo sciame di piccole api volano sui fiori e rientrano all’alveare solo una volta terminato il loro compito”. Aiuta a far sì che il team usi un sistema comune di nomi di entità, tale che sia immediato trovare, per uno sviluppatore, una certo modulo in base al nome, o sia chiaro dove inserire le nuove funzionalità appena sviluppate.
  • Test-Driven Development: si scrive il codice sulla base dei test stessi. In poche parole si scrivono prima i test, poi si sviluppa l’applicazione finché non supera positivamente il test.
    • Questo processo è sempre accompagnato da xUnit (jUnit, cUnit, …)
  • Refactoring del codice senza pietà! Uno dei motti del XP è “se un metodo necessita di un commento, riscrivilo!” (codice auto-esplicativo).
  • Pair programming: si programma in coppia, il driver scrive il codice mentre il navigatore controlla il lavoro del suo compagno in maniera attiva.
    • Statisticamente è risultato un ottimo approccio nello sviluppo software, nonostante possa sembrare uno spreco di risorse umane
  • Coding standard: a causa del Pair programming e Whole team si è reso necessario il raggiungimento di convenzioni di codifica fra gli sviluppatori.
  • Idealmente il cliente è sempre disponinibile, in ogni fase del processo di sviluppo. Se gli sviluppatori hanno un dubbio, si rivolgono direttamente a lui.

Follia o realtà?

Posso dire, per esperienza diretta, che alcune di queste pratiche (come Test-Driven Development e Coding standard) sono delle ottime linee guida per scrivere codice di qualità. Altre, invece, mi sembrano delle vere e proprie follie. Basti pensare al 13o principio: a inizio di ogni giornata si svolge una riunione di 15 minuti fra tutti i componenti del team di sviluppo, in cui ognuno espone cosa ha fatto il giorno prima, cosa pensa di fare quel giorno e le problematiche affrontate. Questa riunione si svolge rigorosamente in piedi, in modo tale che nessuno di dilunghi in inutili chiacchiere. Evidentemente questo sembra più una sorta di terapia di gruppo.

Negli USA questo modello di sviluppo software sta riscontrando grande successo, sopratutto nelle software house che dispongono di “carne fresca”. In Italia, invece, non credo esista un azienda che utilizzi questo modello, come sono pochissime le aziende che lo fanno in tutta Europa.

Vi lascio un paio di link sull’argomento:

- Warning: Divide by zero.

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[image]ubuntu per tutti by ViKCon questa guida vi accompagno passo passo nella creazione di un PC virtuale in Ubuntu. La domanda che sorge spontanea è: perché dovrei installare un pc virtuale? Possono esserci vari motivi, ad esempio:

  1. Nel mio caso volevo provare un altro Sistema Operativo, ovvero Xubuntu. Quindi, invece di installarlo sul mio PC lo faccio su un PC virtuale e quando non mi serve più cancello la macchina virtuale.
  2. Avete Ubuntu ma non potete fare a meno di un certo programmino che esiste solo per i sistemi Microsoft. Bene: o continuate con il Dual-Boot oppure lanciate Windows da Ubuntu solo quando vi serve!
  3. Volete installare un altro S.O. ma sul vostro hard disk sono presenti già 4 partizioni primarie: non potete farne altre. Bene, sappiate che Virtualbox non crea nessuna nuova partizione…

Per chi avesse Ubuntu 7.04 (Feisty Fawn) può usare quest’altra guida, per Gutsy Gibbon rimanete qui! :)

Fase 1/2: installare il PC virtuale

Passo 1: installare Virtualbox

Assicuriamoci di aver attivato tutte le sorgenti software: Sistema > Amministrazione > Sorgenti software a spuntiamo tutte le voci.

[image] Attivare tutte le sorgenti software
Clicca sull’immagine per ingrandire

Infine priamo il terminale (Applicazioni > Accessori > Terminale) e digitiamo:

sudo apt-get install virtualbox

Passo 2: configurare i permessi

Per il suo funzionamento Virtualbox crea una periferica in posizione /dev/vbox. Perché la macchina virtuale possa funzionare il nostro utente deve aver i diritti di scrittura sulla perfirerica appena citata. Lanciamo Sistema > Amministrazione > Utenti e gruppi, quindi clicchiamo su Gestione gruppi. Cerchiamo nella lista il gruppo vboxusers e clicchiamo su Proprietà, da qui spuntiamo il campo accanto al nostro utente (non root!) e confermiamo.

[image] Configurazione utenti

Passo 3: creiamo la macchina

Lanciamo Virtualbox da Applicazioni > Strumenti di sistema. Come si può vedere Virtualbox ha un interfaccia gradevole e intutiva. Clicchiamo su Nuova.

[image]Il primo lancio di Virtualbox
Clicca sull’immagine per ingrandire

Passo 4: scegliere nome e tipo

Scegliamo il nome della macchina virtuale e il tipo di Sistema Operativo. La possibili scelte comprendono tutte le versioni di Windows, Linux dal kernel 2.2 all’attuale 2.6, DOS (storico!), Free e OpenBSD, Solaris e altri ancora.

[image] Scegliere il nome e il tipo
Clicca sull’immagine per ingrandire

Passo 3: ram virtuale

Ora dobbiamo scegliere quanta RAM dedicare alla macchina virtuale. È sconsigliato dedicare alla VM più della metà del totale della memoria della nostra macchina (reale).

[image] Scegliere la dimensione della RAM
Clicca sull’immagine per ingrandire

Passo 4: hard disk virtuale

Creiamo un hard disk dedicato alla VM: se è la prima volta che usiamo Virtualbox clicchiamo su Nuovo.

[image] Crere un HD virtuale
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Passo 5: selezionare il tipo di hard disk

A questo punto dobbiamo scegliere se l’hd virtuale debba avere una dimensione fissa oppure ad espansione dinamica. Nel secondo caso l’hd occuperà pochissimo spazio, all’inizio, che andrà a crescere con l’uso fino a raggiungere una soglia massima da noi impostata (al prossimo passo). Comunque sia, io ho scelto una dimensione fissa.

[image] Scegliere il tipo dell’HD
Clicca sull’immagine per ingrandire

Passo 6: impostare la dimensione dell’hard disk

Scegliamo la dimensione dell’hard disk virtuale. La scelta varia in base al Sistema Operativo che pensate di installare: Windows XP ha bisogno di almeno 4 GB, 6 sono consigliabili. Per Ubuntu/Kubutnu sono sufficienti sempre 4, per Xubuntu ne bastano 2.

[image] Dimensione dell’HD
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A questo punto la macchina virtuale è pronta, ma come ogni PC ha bisogno di un Sistema Operativo per funzionare!

Fase 2/2: installare il Sistema Operativo

Passo 7: il tasto Host

Questo passaggio è importantissimo! Prima di far partire la macchina bisogna sapere che, una volta partita, la tastiera viene “rubata” dalla VM: tutte le combinazioni di tasti che premiamo non avranno effetto sul nostro desktop ma all’interno della VM. Il mouse, invece, sarà libero finché non clicchiamo per la prima volta all’interno della finestra della VM in esecuzione. Per poter “liberare” mouse e tastiera bisogna premere il tasto Host, di default il tasto Ctrl destro della tastiera (reale). Dato che la maggior parte dei portatili compatti non hanno questo tasto andiamo a selezionarne un altro, stando attenti a non selezionare un tasto che ci serva nella VM. Andiamo su File > Impostazioni > Input e scegliamo il tasto Host che più ci aggrada. Ecco alcune scorciatoie da tastiera importanti: Host libera mouse e tastiera (insisto!), Host+P mette in pausa la VM, Host+R riavvia la VM, Host+Canc funziona come se avessimo premuto Ctrl+Alt+Canc dalla tastiera virtuale.

[image] Scegliere il tasto Host
Clicca sull’imagine per ingrandire

Passo 8: la rete

Andiamo sul menù Macchina > Impostazioni > Rete. Assicuriamoci che una o più reti virtuali siano attive e con la spunta accanto a Cavo connesso.

Passo 9: cartelle condivise

Per condividere file fra il nostro sistema virtuale e quello reale scegliamo la voce Cartelle condivise e selezionamo quale cartella la VM possa utilizzare (in sola lettura nel 90% dei casi).

Passo 10: la fonte dell’installazione

Manca solo da segnaliare a Virtualbox la fonte per installare il Sistema Operativo. Andiamo alla voce CD/DVD-ROM e scegliamo “Monta lettre CD/DVD-ROM”. Possiamo scegliere se consegnare alla VM il nostro vero lettore o utilizzare una ISO, come nel mio caso.

[image] Fonte dell’installazione
Clicca sull’immagine per ingrandire

Fine

Bene non manca nulla… Ah, già bisogna avviare la macchina :) Allora, buon divertimento!

Sono rimasto stupito dalle prestazioni di Virtualbox, installare Xubuntu ha richiesto poco più di 15 minuti. Ecco un ultimo screenshot: Virtualbox in azione!

[image] Xubuntu in istallazione nella Virtualbox
Clicca sull’immagine per ingrandire

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Launchy 2.0 Alpha 9

Dopo pochi giorni dalla mia recensione di Launchy esce la versione 2.0 dell’utilissimo tool. E’ ancora in alpha, tanto che non è nemmeno pubblicizzato sul sito ufficiale, mi è stato segnalato da un amico. La primissima osservazione da fare è che Launchy è stato riscritto praticamente da capo in utilizzando la libreria QT. C’è anche da notare che l’ultima versione stabile rimane la 1.25, mentre la nuova versione viene spacciata per la 1.98_9.

Ecco le prime differenze:

  • Il passaggio a QT implica una gestione delle trasparenze reali con effetti di fade-in e fade-out. Purtroppo le skin che funzionano con Launchy 2.0 ora sono solo tre.
  • Opzioni decisamente più complete.

    Screenshot

  • Possibilità di selezionare il testo generato da Launchy. Quindi, quando si usa la calcolatrice, ora è possibile copiare e incollare il risultato.
  • Ora vengono indicizzato alcune componenti del “Pannello di controllo”, come “Installazione applicazioni”

  • Il miglioramento più evidente e utile rigurdano i 2 plugin dei principali di Launchy: Weby e Runner. Per quanto riguarda Weby ora ad ogni motore di ricerca è associato la url. Ad esempio a Google è associato www.google.com. In tal modo è possibile modificare la url, ad esempio utilizzare google.it, o aggiungerne nuove. Lo stesso si può fare con Wikipedia, IMDb, Yahoo, YouTube, etc etc

Queste considerazioni le ho fatte in poche ore di utilizzo, per cui non è di certo un changelog completo. In conclusione Launchy 2.0 è veramente un ottimo prodotto. Ovviamente bisognerà attendere l’uscita di una release stabile per goderne al massimo le potenzialità.

Come per la versione 1.25 vi consiglio di provare anche Launchy 2.0, sempre che non vogliate aspettare l’uscita almeno della versione beta.

launchy
↑ download Launchy 2.0 Alpha 9

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Launchy è un software open source tanto semplice quanto utile: premendo Alt+Spazio vi troverete davanti a una finestra da cui sarete in grado di lanciare tutti i programmi installati in Windows XP digitandone parte del nome.

Lanciare applicazioni

In pratica Launchy non fa altro che indicizzare i file *.lnk presenti nella cartella “Menu Avvio” di Windows. Per me, già così, è risultato molto utile: ho eliminato alcuni programmi all’avvio di Windows, e ora mi è sufficiente digitare t per avviare Google Talk, p per Pidgin e sk per Skype.

Ma Launchy è molto di più:

  • Ricerche immediate su internet: scrivendo google, poi premendo Tab, e quindi la stringa da cercare, Launchy aprirà il browser predefinito con i risultati della ricerca su google(.com). Lo stesso si può fare su Wikipedia, IMDb, Yahoo e altri.

    Ricerche su internet

  • Calcolatrice integrata: comodissima calcolatrice con risultato immediato. Unica pecca l’impossibilità di copiare il risultato nei propri appunti.

    Calcolatrice integrata

  • La possibilità di indicizzare qualsiasi cosa: sulle opzioni è possibile aggiungere diverse estensioni di file da indicizzare, selezionando anche la cartella in cui cui effettuare la ricerca. Molto utile risulta aggiungere i file *.url, *.pdf, *.doc, etc etc

    Lanciare un URL

  • Navigare nel filesystem: digitate c: e quindi Tab, scrivete il nome di una sotto cartella e quindi di nuovo Tab,…

    Navigare nel filesystem

  • Installare diverse plugin: aggiungendo funzionalità a Launchy, come la possibilità di inserire eventi nel proprio Google Calendar.

L’unica pecca è che, se cambiate la scorciatoia che apre Launchy con un altra, come Ctrl+SpazioTab, potreste incappare in qualche problema se un’altra applicazione aperta fa uso della suddetta scorciatoia per diversi scopi.

Da quando ho scoperto Launchy non posso più farne a meno e lo uso in modo massiccio. Se mi capita di usare un pc non mio, premo Alt+Spazio e ci rimango un po’ male… :) Dunque: PROVATELO!!!

launchy
↑ download Launchy

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Per la felicità di grandi e piccini:

  • E’ arrivato il tanto atteso Ubuntu Gutsy Gibbon(7.10)!
  • E’ stata rilasciata la versione 2.0.0.8 di Firefox che, a quanto pare, risolve non pochi bug del la volpe di fuoco panda rosso (grazie al suggerimento di Gioxx, che mi ha praticamente sconvolto :D ).
  • Io ho raggiunto il record di 300 visite in un giorno (perché proprio ieri poi?)!!!

Mi sembra abbastanza!

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In un precedente post avevo recensito Windows Live Writer. Ad un certo punto affermo che il programma non ha il controllo ortografico, diversamente da quanto pubblicizzato dalla Microsoft. Dato che il 99,9% dei post che ho letto su Live Writer mi smentivano, ho iniziato ha pensare che fossi io a non riuscire ad attivare il controllo ortografico. Quindi cerco su Google “windows live writer come attivare controllo ortografico”, senza nessun risultato soddisfacente. A questo punto vado a leggere nella Guida di Windows Live Writer: cerco “controllo ortografico” e non ricevo nessun risultato. In fondo alla pagina leggo “leggi la guida in un altra lingua”. Decido di accedere alla guida originale, in lingua americana. Per fare ciò è necessario: aprire Internet Explorer (lo so, lo so, ma che ci posso fare?), andare su Strumenti > Opzioni Internet > Generale e quindi scegliere Lingue. Da qui aggiungere l’americano (en-US) e porlo in cima alla lista, quindi riavviare IE. Nella guida in americano provo a cercare “check spelling” e trovo 1 risultato. A questo punto cerco la stessa pagina tradotta in italiano e finalmente scopro l’arcano! Ecco le due pagine messe a confronto:


(clicca sull’immagine per ingrandire)

Evidentemente nella versione italiana di Live Writer il controllo ortografico non è stato ancora implementato. Da qui deduco che Microsoft mente (la menzogna sicuramente emerge da una traduzione automatica dei contenuti del sito) quando dice:

Incredibili funzionalità di modifica

Creare elementi da pubblicare nel tuo blog è più semplice grazie alla possibilità di inserire e modificare le tabelle, impostare il controllo ortografico mentre digiti, applicare formattazioni e inserire collegamenti ipertestuali.

Fonte: Windows Live Writer Beta

Nello stesso modo, deduco che il 99,9% dei post che ho letto su Live Writer (come avevo già affermato nel precedente post) non hanno assolutamente provato il programma, ma hanno solo fatto copia-incolla dal sito della Microsoft.

Bene. Qualcuno conferma o mi smentisce? (Sinceramente, spero la seconda ma…)

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Prima di leggere questo post è importante sapere che io non sostengo ne Vista ne Ubuntu. Penso che siano due ottimi sistemi operativi. Mi è capitato di leggere questo post, intitolato “I 10 vantaggi di Ubuntu su Vista” e non ho resisto a rispondere passo passo alle ca**ate che dice… (lascio a persone più qualificate di me commenti tecnici, questi commenti sono fatti da uno che semplicemente usa sia Vista che Ubuntu)

Vista VS Ubuntu

1) Effetti visuali: l’autore del post si dichiara subito molto preso da questa caratteristica. Windows Vista ne possiede in quantità, ma evidentemente non abbastanza apprezzati. La preferenza va ad Ubuntu 7.04, che pur essendo dotato di pochi effetti – non mancano rotazioni di cubi e finestre tremolanti – risultano, tuttavia, molto gradevoli da utilizzare. Con l’installazione di Beryl si rendono poi disponibili numerosi altri effetti molto divertenti.

Su questo sono fondamentalmente d’accordo, anche se Compiz o Beryl non sono certo una feature di Ubuntu… Ma nessuno menziona il fatto che settare Beryl con ATI non sia proprio banale (le prestazioni provate sul mio portatile, con un ATI X600SE sono pessime).

2) Installazione: secondo motivo la semplicità nell’installazione delle applicazioni. Installare una applicazione in Ubuntu è estremamente facile, molto più facile che in Windows, vista la presenza di un programma che fornisce di base un accesso alla maggior parte delle applicazioni disponibili, semplicemente spuntando i programmi che si desidera installare; inoltre, non si avrà necessità di licenze perché si tratta di programmi open source e soprattutto non ci sarà bisogno di cliccare una ventina di volte prima che il programma venga installato. Si sceglie il programma, si clicca Ok e il gioco è fatto.

Secondo me questo punto non ha bisogno di commenti, lo fa già da solo…E’ da quando esiste Windows che per installare un programma si inserisce il cd/dvd e si fa partire il setup (oppure si scarica il programma dal sito)! In effetti synaptic, package manager di Ubuntu, è sicuramente uno dei punti di forza della distribuzione, ma è diverso. Se voglio Photoshop sotto linux devo avere la licenza esattamente come se lo volessi sotto Win. La differenza sta nel riuscire a farlo girare Photoshop in ambiente linux… Inoltre, esiste software open source e freeware anche sotto Win. Il primo che mi viene in mente è 7-Zip. Mah!!!

3) Sicurezza: terzo posto per questo importante aspetto. In Vista, per cambiare un settaggio è necessario passare per un ridicolo numero di dialog box e password; in Ubuntu non si è mai loggati in una sessione da administrator, ci si logga da semplici utenti e quando avremo bisogno di cambiare delle opzioni relative alla nostra area utente, ci verrà richiesta la password di amministratore, una dialog box e siamo nel sistema; operazione semplice, veloce e sicura. C’è anche il non trascurabile vantaggio che in ambiente Linux il numero di virus è estremamente basso, immaginate invece di non installare una protezione in Windows; in ambiente Linux si può fare a meno di installare un antivirus e comunque sentirsi liberi da minacce e rischi di perdita dei dati.

Come dicevo già in un mio precedente post, UAC è un po’ rompiballe… ma questa è veramente una recensione scritta da qualcuno che non sa di quello che parla. Non credo proprio che il sistema sudo di Ubuntu sia più sicuro di UAC, o almeno non lo è solo perché UAC è “ridicolo”… Sul fatto che linux implichi meno virus, questo è vero. Ma non troppo, altrimenti non capisco perché ClamAV abbia avuto tutto questo successo, tanto da esser integrato - in alcune distribuzioni- nel kernel linux.

4) Liberi di cambiare: Ubuntu è dotato di un pannello di controllo e di un menu che dà accesso alle applicazioni, nel quale si può selezionare con semplicità quello che vogliamo cambiare, dal background del desktop al settaggio della rete. Tutto quello che appare nelle finestre è semplice e sono presenti solo le opzioni di cui abbiamo bisogno e questo rende più facile il lavoro.

Certo… infatti sotto Vista non esiste nulla del genere. A me sembra che gnome (desktop server di ubuntu) sia MOLTO simile a Windows. Anzi, la differenza è davvero poca. Come si vede da questo screenshoot la differenza fondamentale è che ciò che sotto Windows è il pulsante Start, in gnome è in alto a sinistra, invece che in basso… Poi è noto a tutti che in Vista non è possibile cambiare lo sfondo del desktop…. … …. :P

5) Community: quella che sta dietro Linux, e in particolare dietro Ubuntu è ciò che attrae la maggior parte degli utenti verso questo sistema operativo. Gli utenti Linux sono più che altro ex utenti Windows, cosicché essi riescono ad individuare le novità meglio dei linuxiani nativi e sono felici di aiutare. Tutte le volte che un utente ha bisogno di aiuto può semplicemente sottoporre un post nell’Ubuntu forum e nel giro di pochi minuti troverà la risposta al suo problema. Non sarà necessario utilizzare il telefono per chiamare un customer service e magari aspettare ore prima di risolvere il problema.
6) Libertà: tutto ciò che gira intorno ad Ubuntu è libero; il sistema operativo si può scaricare dal sito o lo si può ottenere richiedendone l’invio gratuitamente al proprio indirizzo e senza pagare nulla per la spedizione; il software installato (incluso tutto il software disponibile via download) è libero ed il supporto è gratuito.

Da qualche parte ho letto che alcuni pacchetti Ubuntu non fossero mantenuti dalla comunity… ma non trovo più la fonte, per cui, per ora, sto zitto. Sul fatto che il “supporto sia gratuito”… Beh, certo, se per supporto si intende cercare una soluzione su Google, allora si, è gratuito.

7) Reti semplici: è incredibile la tranquillità con cui Ubuntu riconosce una rete e si connette ad un sistema dotato di sistema operativo Windows. È sufficiente connettere il computer all’hub della rete per essere immediatamente riconosciuto dal sistema senza problemi e, soprattutto, senza bisogno di configurarlo.

Wow! Che tecnologia moderna… incredibile!!! Peccato che con il mio portatile, sotto Ubuntu, ancora non sono riuscito a connettermi ad una rete wireless protetta da WPA-SK, e ci sto sbattendo la testa da un buon mesetto… [Update: con Gutsy Gibbon la WPA-SK funziona senza alcuna configurazione].

8). Mozilla Firefox: il numero di utenti che utilizzano Firefox su Vista senza problemi è elevato, ma su Ubuntu non c’è Internet Explorer, che prende possesso del territorio e non si riesce più a sbarazzarsene.

Si, in effetti, Internet Explorer è così invadente che non dormo la notte per paura che mi soffochi con il mio stesso cuscino… :D Una volta installato Firefox e impostato come browser di default nel sistema, IE non si vede più. A proposito, non è che Firefox si proprio perfetto: Firefox, buchi e ritardi….

9) Velocità: Windows Vista utilizza una quantità di risorse elevata; ciò significa che avremo bisogno di un computer particolarmente potente. Se pensate di usarlo con un PC da 1 GHz e 512MB di RAM vi sbagliate. Ubuntu , invece, è molto veloce, non diminuisce le proprie performance dopo un paio d’ore di lavoro; si mantiene attivo e performante e apre ogni cosa letteralmente un secondo dopo aver fatto clic sull’icona, e chiude le finestre appena si clicca sulla X. Con Windows Vista è necessario aspettare per circa 30 secondi prima di veder partire un programma e chiudere un applicativo come Word 2007 o Visual Studio.

Bene, in effetti Vista richiede delle risorse notevoli. Ma che non funzioni con un PC da 1 GHz e 512MB di RAM è una bufala… Un mio caro amico ha Vista Ultimate su un Athlon da 1,3 GHz e 512MB di RAM e non si lamenta.

10) Updates: Ubuntu viene upgradato ogni sei mesi circa, e comunque ogni volta che si accende il PC si trovano update per i programmi installati. Paragonare questo aspetto a Windows non fa testo: quanto spesso si fanno degli update? I cinque anni intercorsi fra l’uscita di Windows XP e Vista sono la risposta a questa domanda.

E questa è la perfetta conclusione… un mare di ca**ate arrivate all’apice. Vi rimando a questo post di pollycoke, ricordando a tutti i lettori che pollycoke.wordpress.com è uno dei blog che sostiene attivamente Ubuntu (e odia Windows).

W l’ignoranza!!!

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Questo blog nasce dalla mia passione per l'informatica, nonché la mia materia di studio. Troverete anche articoli riguardanti altri argomenti: cinema (con alcuni miei amici teniamo un cineforum), fotografia, fatti universitari...
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Se l’obiettivo è mostrare la presenza di errori, ne troveremo molti.
— G. J. Meyers, 1979